martedì 28 gennaio 2014

L'era dei Social Network

di Vincenzo Pitaro

I Social Network? «Sono ormai diventati la nostra seconda casa!», dice - durante un’intervista - una parlamentare della Repubblica Italiana con incarichi di governo, molto appassionata, a quanto pare, di Hi-Tech e Comunicazione. E già, come darle torto! Oggigiorno, sembrano addirittura avere invaso (letteralmente) le nostre vite. Una vera e propria «febbre» che non sembra risparmiare nessuno. È un continuo passaparola. E i frequentatori diventano sempre più numerosi: giovani e meno giovani (politici, artisti, studenti, impiegati, professionisti), coppie di coniugi, persino persone anziane.
Il perché di questo trend? È presto detto: sta nella voglia di comunicare. L’idea di poter connettersi col mondo, sembra affascinare oltremodo. Ma quanti sono i social che popolano la Rete? E, soprattutto, qual è quello più adatto alle diverse esigenze di ciascuno di noi?
Ce ne sono per tutti i gusti: per lavoro, per amicizia, per passatempo, per condividere video, musica, foto, immagini animate (Gif, Graphics Interchange Format) ecc.
Andiamo per ordine. A fare da «apripista», ovviamente, è stato Facebook, fondato dieci anni fa (nel 2004) da Mark Zuckerberg.
Qualche anno prima - invero - era già nato Linkedin; un network a cui spetterebbe la primogenitura se non si fosse soltanto trattato di una piattaforma «social» dedicata interamente al mondo del lavoro, dove i propri utenti possono creare una rete di contatti professionali. Poi, nel 2006, su iniziativa di Evan Williams e Biz Stone, nasce Twitter, il social che più di altri - come si sente dire negli ambienti giornalistici - «ha saputo creare fin dall’inizio un grande feeling con i giornalisti». Sarà, forse, per questo motivo che gli operatori dell’Informazione lo prediligono? Probabilmente sì. Negli Usa, infatti, c’è chi sostiene che «buona del suo successo, il Social delle news (o, se preferite, del «cinguettio») lo deve proprio a questo feeling». Oggi, peraltro, molti giornalisti sostengono che se in Italia e nel mondo accade qualcosa d’importante, su Twitter lo si viene a sapere in tempo reale, prim’ancora di ritrovare le news sui tradizionali siti d’Informazione. Il Social Network richiede una grande capacità di sintesi: un tweet, come si sa, è composto da 140 battute. Peccato che non consenta ai propri utenti di pubblicare direttamente anche i video e le immagini gif.
Tutto qui? No! Tra i social network più diffusi, ovviamente, c’è anche Google+, nato molto più di recente, nel 2011. Il social di Google dapprima era accessibile soltanto su invito e solo da alcuni anni è diventato pubblico. Google+ - com’è noto - approda nel «panorama social» in seguito ad altri due progetti firmati Big G (Google Buzz e Google Wave), purtroppo, non andati a buon fine, almeno secondo le aspettative che allora anelavano nella sede di Mountain View. Ecco quindi la rivincita con Google+ (si scrive anche Google Plus, pronuncia: Plas. O anche abbreviato: G+). Oggi il Social si presenta integrato con tutti i servizi principali di Google, in particolare con Google Talk, Picasa e Rubrica dei contatti, e dà la possibilità di condividere gif animate. Peccato che, spesso e volentieri, insorgano problemi con la pubblicazione diretta dei video e finanche con la condivisione da YouTube.
Google+ comunque sembra avere tutte le carte in regola per tenere testa alla concorrenza, se non addirittura per primeggiare su di essa. Certo, se ci fosse qualche idea in più, il Social andrebbe decisamente meglio, diventando ancora più allettante sia per i privati che per le aziende.
Per chi, infine, preferisce le immagini alle parole, sono da segnalare: Instagram, Picasa e Flick. I tre social (di photo-sharing, ossia di condivisione di foto) sono riusciti a ritagliarsi, nel web, un posto di tutto rispetto.
Vincenzo Pitaro

domenica 13 ottobre 2013

Vincenzo Pitaro

Vincenzo Pitaro, giornalista, scrittore e autore Siae per la parte letteraria. Iscritto all’Albo professionale dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti dal 1985, fa anche parte del Sindacato Nazionale Scrittori. È altresì iscritto alla S.I.A.E. con la qualifica di Autore della parte letteraria e all’Asmi (Associazione Stampa Medica Italiana), gruppo di specializzazione in giornalismo medico-scientifico della F.N.S.I. – Federazione Nazionale Stampa Italiana. Si occupa di Uffici Stampa nazionali, Comunicazione istituzionale, Cultura e Spettacolo, con frequenti «incursioni» anche nel settore medico-scientifico, con particolare interesse per la fitoterapia e l’aromaterapia. Scrive per la pagina Cultura e Spettacolo del quotidiano Gazzetta del Sud, oltre che per altre testate nazionali, quotidiane e periodiche, tra cui la rivista medica MTM – Medical Team Magazine. Fra le altre testate, cui ha prestato la sua opera, figurano i quotidiani «II Tempo», «Avanti!», «La Gazzetta del Mezzogiorno», «Il Giornale di Napoli», «Agenzia Giornalistica TuttoCalcio», «II Resto del Carlino», «L’Umanità», «Corriere del Giorno», «Corriere dello Sport-Stadio», «Giornale di Sicilia», «Tuttosport», «II Quotidiano della Calabria», «OG – Informazione» (organo del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti), «Il Carabiniere» e il settimanale «Grand Hotel», edito dalla Casa Editrice Universo. Ha pure curato un reportage per «Cronache Italiane» e diretto uffici stampa di trasmissioni televisive per la rete nazionale della Rai e per oltre alcuni anni (nelle edizioni gestite dalla Publispei) ha fatto parte dell’ufficio stampa del Festival di Sanremo e della Vela d’Oro di Riva del Garda. Ha diretto le testate giornalistiche «MondoVip», «Sanremo Notte – Festival», «Lo Spettacolo» e altre testate. Ha inoltre fondato un’etichetta editoriale attraverso la quale ha pubblicato diversi volumi di filosofia (da Benedetto Croce a Kant) e di saggistica in genere. Per il giornalismo ha, finora, ottenuto quattro riconoscimenti: il premio «Penna d’Oro 1987» a Riva del Garda, il premio «Vela Azzurra 1987» presso il 501 Hotel di Vibo Valentia, il «Proserpina 1990» e il «Pino d’Oro 1995».

Fitoterapia e aromaterapia: dalla natura il nostro benessere

Fitoterapia e Aromaterapia alla base della moderna medicina

di VINCENZO PITARO

Dice un aforisma greco: «Prima la parola, poi la pianta e solo in ultimo il bisturi». Parole veramente sante. Alcuni medicinali di sintesi chimica, infatti, altro non sono che dei veri e propri «coltelli» che si potrebbero evitare ricorrendo saggiamente alla parola (psicoterapia) o alle piante medicinali (fitoterapia) dalle quali deriva anche l’aromaterapia, che letteralmente significa «cura delle malattie attraverso gli aromi».
Sembrerà una verità scontata, ma la cosa migliore, in primo luogo, è senza dubbio quella di condurre una vita sana e di alimentarsi in modo completo e corretto. La regola fondamentale è questa e non potrà mai essere soppiantata né dalla medicina cosiddetta alternativa, né da quella convenzionale. Noi, in sostanza, siamo ciò che mangiamo. Un consumo eccessivo di cibo, in particolare proteine animali, si sa, porta un grande affaticamento del sistema metabolico e col tempo conduce alla formazione di patologie e a un notevole processo d’invecchiamento dell’organismo, soprattutto cerebrale. Ma questo è altro discorso. Di una sana alimentazione, di quella che ci piace chiamare «alimentazione di lunga vita», ecc., ci promettiamo di parlarne in qualche numero successivo della rivista. Come pure vorremmo occuparci dei rimedi floreali di Bach e di tanti altri derivati da piante e fiori, molto utili per la salute.
Specie negli ultimi anni si è andato via via riscoprendo il valore di molti rimedi naturali e anche la medicina ha incominciato a rivolgersi alle piante curative. Ci sono tuttavia moltissime ricette naturali, piuttosto antiche, che sfuggono ancora all’industria farmaceutica o erboristica. Rimedi popolari ma efficacissimi, come quelli - per intenderci - usati dalle nostre nonne tra le mura domestiche. Quanti sanno, ad esempio, degli sciacqui orali con un decotto di timo, vero e proprio antisettico, o degli sciacqui con foglie e germogli di rovo, astringente ed emostatico? O, ancora, dei massaggi alle gengive dei neonati con infuso concentrato di stigmi di zafferano per alleviare i fastidi legati alla dentizione; del cataplasma di fico che favorisce la maturazione degli ascessi e la cicatrizzazione delle ferite e via dicendo...
E che dire degli impacchi a base di pungitopo, rimedio naturale (per le donne) contro la cellulite, molto più efficace di qualsiasi prodotto in commercio? Ah, com’erano brave le nostre nonne! E quanti ce ne sono! Tutti nel pieno rispetto, ovviamente, del «primum non nocere». Soffriamo di insonnia? Bene, proviamo con la passiflora o col biancospino, che non rallentano i riflessi e per di più non creano dipendenza come potrebbe succedere con i sedativi di sintesi chimica. Arrivano i primi dolori reumatici? Cosa c’è di meglio di un preparato a base di salice, rosmarino e altro, piuttosto che rischiare una gastrite o un’ulcera con i farmaci antireumatici?
No, evviva la fitoterapia e anche l’aromaterapia! Le proprietà curative degli oli essenziali erano già conosciute nell’antichità, sebbene in modo del tutto empirico.
L’incontro dell’uomo con le piante medicinali si perde infatti nella notte dei tempi. Da quale scintilla sia scaturita l’intuizione che ha portato ad impiegare l’erboristeria per difendere la propria salute resta un mistero che si colloca al confine tra istinto ed empirismo. Certo è che, questa scoperta, è una di quelle costanti universali alla base dello sviluppo di tutte le civiltà del mondo, al pari della scrittura e della tecnica.
Oggi la fitoterapia, assieme all’aromaterapia, è ancora una pratica affascinante, un modo per avvicinarsi alla natura con attenzione, sensibilità, competenza. Le piante officinali (dal termine «officina», il laboratorio dello speziale, l’antico farmacista) riservano molte sorprese e soddisfazioni a chi impara a conoscerle.
L’erboristeria tradizionale è alla base della moderna medicina. I grandi medici del passato, d’altronde, erano erboristi. Nel tempo, poi, la loro conoscenza si è evoluta nella moderna fitoterapia.
Oggi sono diverse le discipline scientifiche che studiano le piante medicinali: prima di tutto la botanica e l’antropologia, da cui gli scienziati traggono le indicazioni di base per individuare le specie vegetali che la cultura popolare utilizza per un determinato problema di salute.
Da qui dunque ha inizio un processo di studio e sperimentazione nel laboratorio di fitochimica, volto a ricercare, tra le centinaia di sostanze contenute nella pianta, i principi attivi: quelle sostanze a cui è possibile attribuire, con certezza, l’azione terapeutica riscontrata nella pianta.
Attraverso questo processo si è passati dalle preparazioni estemporanee, ottenute impiegando la pianta così come veniva raccolta, alla creazione di estratti standardizzati, in grado cioè di garantire sempre una quantità costante delle sostanze utili alla funzione salutistica o terapeutica ricercata. Utilizzando la pianta così come cresce in natura, e con metodi di preparazione domestici, è possibile che la quantità di principi attivi cambi moltissimo da una volta all’altra. Per questa ragione, nell’impiego scientifico si preferisce ricorrere a piante coltivate - le cui caratteristiche genetiche e ambientali sono note e costanti - e, attraverso una serie di processi di estrazione, ricavarne estratti titolati, la cui qualità, cioè, è garantita attraverso la misurazione analitica di una o più sostanze in essi contenute, il cui livello assicura che il contenuto di principi attivi totale dell’estratto è quello ottimale. Spezziamo quindi una lancia a favore delle varie medicine naturali, tutte meritevoli di più attenzione. Si riveleranno senz’altro dei validissimi partner in grado (anche) di convivere con la medicina convenzionale, alla quale riusciranno ad offrire un fortissimo aiuto.

© Vincenzo Pitaro